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NAPOLI (17 settembre) - È vero, tatticamente pende più per l’anarchia che per il rispetto delle consegne avute, ma quando manca Gargano le cose per il centrocampo azzurro si complicano maledettamente. E dire che non è neppure un mediano «fisico», tutt’altro. Però ha un’energia, un dinamismo e una qualità che in squadra nessun altro ha: come riesce lui con quel passo breve e rapido a portar via palla all’avversario senza commettere fallo, infatti, non sa farlo nessun altro.
E non è cosa da poco, si capisce. Non per nulla è l’azzurro che «lavora» più palloni. Ed è sua anche il miglior rapporto tra passaggi fatti (168) e passaggi utili (145), nonostante abbia giocato il 67 per cento di tutti i minuti a disposizione sino ad ora.
A Genova, però, Gargano è rimasto fuori. «Era stanco, me l’ha detto lui», ha spiegato Donadoni. «E se un giocatore mi dice che è stanco io non lo metto in campo», ha detto ancora l’allenatore azzurro. Una scelta fatta in pieno accordo con il calciatore, al quale era però pure stato anticipato - così come a Lavezzi - che per lui ci sarebbe stato sicuramente posto nel secondo tempo.
Niente muso lungo, dunque. Nessuna polemica. «Macchè. Il viaggio ritorno dagli impegni con la Nazionale era stato lungo. L’esclusione, almeno in avvio, di Walter era prevedibile se non addirittura scontata», conferma e rassicura D’ippolito, il manager italiano del mediano, il quale potrebbe anche aggiungere, ma non lo fa, che proprio il suo assistito alla fine è stato l’unico degli otto azzurri chiamati nelle rispettive nazionali a giocare e per intero tutti e due gli incontri. Il primo a Lima, in Perù e l’altro in patria, a Montevideo. Quest’ultima, non bastasse, con l’Uruguay in dieci contro undici.
Comportamenti trasparenti dall’una e dall’altra parte, dunque. O, per dirla tutta: la stanchezza di Gargano non ha avuto nulla a che fare con quell’«amarezza» pubblicizzata a più riprese proprio dagli agenti dell’uruguaiano e da Gargano stesso per il mancato rinnovo e soprattutto adeguamento, rivalutazione, congruo aumento dell’ingaggio. «Voglio andarmene. Qui hanno mostrato di non avere stima nei miei confronti e non mi trovo più bene», aveva detto in pieno calciomercato il giocatore corteggiato dalla Fiorentina con un’offerta di 8 milioni respinta con fermezza da Marino.
«Gargano non si cede», la posizione della società, ma l’amarezza dell’uruguaiano resta. Gargano, infatti - più o meno questo il suo ragionamento -, fa fatica a digerire il fatto che ci siano in squadra giovanotti che giocano meno di lui e corrono molto meno di lui, ma che poi rispetto a lui guadagnano addirittura il doppio. Ma passata la burrasca estiva, Gargano non ha piantato grane.
Certo, ha sollecitato i suoi procuratori a tener vivo l’argomento, ma dopo il caso-Lavezzi e la chiusura ad ogni richiesta di aumento dei contratti da parte di De Laurentiis, se n’è stato buono. Sa, però, di essere in cima alla lista degli appuntamenti appena si potrà discutere di soldi con il club che poco più di un anno fa gli ha allungato il contratto sino al 2013 e gli portato l’ingaggio da 250 a 450mila euro.
Intanto, Gargano ha smaltito la fatica. Un po’ di riposo ma soprattutto l’«R.P.G.» - una tecnica francese che riequilibria la muscolatura, la rafforza e aiuta a cancellare i piccoli traumi da partita e che vuol dire «rieducazione posturale globale» -, lavoro al quale si sta sottoponendo assieme agli altri, lo hanno già rimesso in piena forma. Sabato contro l’Udinese Gargano ci sarà e il centrocampo azurro se non muscoli centimetri recupererà almeno in dinamismo e rapidità.
Il Mattino
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