CASTELVOLTURNO, 3 ottobre - Tre punti, macché! Là in mezzo c’è il destino, c’è l’ora e mezza che può dare aria o tormentarti un passaggio dell’esistenza, c’è il rischio di vivere con il cuore in gola e la panchina che traballa alle spalle, mentre il mondo ti gira intorno con la fiducia che va e viene attraverso quei coriandoli dispensati qua e là dalle dichiarazioni del presidente. Roma- Napoli, la domenica di Donadoni, con le streghe che s’aggirano sull’Olimpico, con le ombre di Mazzarri e Delio Rossi intraviste in rapidissima successione e più riprese, con nelle orecchie i tappi per non sentir più niente e seguire solo se stessi e la propria, incrollabile convinzione nel lavoro del campo, da spartire con il medico sociale: Cigarini è un’entita quasi astratta, perché quando il destino s’accalora può decidere d’andare a scatenarsi sul ginocchio d’un regista; e Quagliarella è invece la zattera sulla quale poggiare, nonostate la dolenzia alla caviglia. Roma-Napoli sembra una partita e invece è il crocevia che si para dinnanzi a Roberto Donadoni, uomo di calcio consapevole dei rischi d’un mestiere affascinante ma con scariche d’andrenalina da governare attraverso la calma, per farla risultare virtù dei forti. La paura fa novanta minuti da affrontare a modo proprio, 3- 5- 2 per dirla con il gergo, e uomini che non si spingano nell’Olimpico sentendosi sull’orlo d’una crisi di risultati, perché la vittoria sul Siena vale quanto la sconfitta di san Siro e quei tre punti hanno segnato almeno una svolta psicologica. Il resto è strategia tattica da conservare nel chiuso di Castelvolturno, una consuetudine dell’antivigilia rimossa una sola volta - sette giorni prima ripristinata per la circostanza e utilizzata per dare due mandate alla riservatezza.
LA DIFESA - Davanti a De Sanctis, un po’ di rotazione, a prescindere da Totti e Vucinic, però indicazioni sull’aggressività, sui livelli d’attenzione per ridurre o azzerare qualche amnesia di troppo: Cannavaro-Rinaudo-Contini è il mini- esercito dei corazzieri da opporre al talento ed alla fantasia altrui, sperando che basti con l’aiuto di centrocampisti destinati a coprire, con gli esterni invitati ad abbassarsi, però senza lasciar campo alla Roma.
IL CENTROCAMPO - L’idea è: Maggio a destra, Datolo a sinistra, uomini a trazione anteriore, con capacità di spingere per non offrirsi alla pressione giallorossa; in mezzo, la diga: Bogliacino centrale per sostituire Cigarini non spinge a rivoluzioni, un avvicendamento e via, lasciando Gargano sul centro- destra e Hamsik sul centro-sinistra. Altrimenti, Gargano in funzione play- maker, Pazienza ad irrobustire il muro e lo slovacco a infilarsi tra le linee, assicurando equilibrio e garantendo inserimenti letali.
L’ATTACCO - La rabbia e l’orgoglio: quella di Lavezzi, quella di Quagliarella (che ha sempre residui d’un pestone ma stringerà i denti per esserci), i due assi sistemati nella manica d’una partita da giocare per sé e per Donadoni, per dar concretezza al manifesto post-Siena affisso dal pocho nello spogliatoio del san Paolo, dopo il 2- 1 sul Siena: «
Noi siamo con il mister al 100%». Roma-Napoli per Donadoni, mentre intorno ci son le sagome di Mazzarri e Rossi, d’un rituale da evitare con un dribbling vecchia maniera. Calcio, amore e fantasia...