Tutto il Napoli è con Donadoni PDF Stampa E-mail
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News Napoli
Scritto da sasaform   
Sabato 03 Ottobre 2009 12:02
CASTELVOLTURNO, 3 ottobre - Tre punti, macché! Là in mezzo c’è il destino, c’è l’ora e mezza che può dare aria o tormentarti un pas­saggio dell’esistenza, c’è il rischio di vivere con il cuore in gola e la panchina che traballa alle spalle, mentre il mondo ti gira intorno con la fi­ducia che va e viene attraverso quei coriando­li dispensati qua e là dalle dichiarazioni del presidente. Roma- Napoli, la domenica di Do­nadoni, con le streghe che s’aggirano sull’Olim­pico, con le ombre di Mazzarri e Delio Rossi intraviste in rapidissima successione e più riprese, con nelle orecchie i tappi per non sentir più niente e seguire solo se stessi e la propria, incrollabile convinzione nel lavoro del campo, da spartire con il medico sociale: Cigarini è un’entita quasi astratta, perché quando il desti­no s’accalora può decidere d’andare a scate­narsi sul ginocchio d’un regista; e Quagliarella è invece la zattera sulla quale poggiare, nono­state la dolenzia alla caviglia. Roma-Napoli sembra una partita e invece è il crocevia che si para dinnanzi a Roberto Donadoni, uomo di calcio consapevole dei rischi d’un mestiere af­fascinante ma con scariche d’andrenalina da governare attraverso la calma, per farla risul­tare virtù dei forti. La paura fa novanta minuti da affrontare a modo proprio, 3- 5- 2 per dirla con il gergo, e uomini che non si spingano nel­l’Olimpico sentendosi sull’orlo d’una crisi di ri­sultati, perché la vittoria sul Siena vale quanto la sconfitta di san Siro e quei tre punti hanno segnato almeno una svolta psicologica. Il resto è strategia tattica da conservare nel chiuso di Castelvolturno, una consuetudine dell’antivigi­lia rimossa una sola volta - sette giorni prima ­ripristinata per la circostanza e utilizzata per dare due mandate alla riservatezza.

LA DIFESA - Davanti a De Sanctis, un po’ di ro­tazione, a prescindere da Totti e Vucinic,  però indicazioni sull’aggressività, sui livelli d’atten­zione per ridurre o azzerare qualche amnesia di troppo: Cannavaro-Rinaudo-Contini è il mi­ni- esercito dei corazzieri da opporre al talento ed alla fantasia altrui, sperando che basti con l’aiuto di centrocampisti destinati a coprire, con gli esterni invitati ad abbassarsi, però sen­za lasciar campo alla Roma.

IL CENTROCAMPO - L’idea è: Maggio a destra, Datolo a sinistra, uomini a trazione anteriore, con capacità di spingere per non offrirsi alla pressione giallorossa; in mezzo, la diga: Boglia­cino centrale per sostituire Cigarini non spin­ge a rivoluzioni, un avvicendamento e via, la­sciando Gargano sul centro- destra e Hamsik sul centro-sinistra. Altrimenti, Gargano in fun­zione play- maker, Pazienza ad irrobustire il muro e lo slovacco a infilarsi tra le linee, assi­curando equilibrio e garantendo inserimenti le­tali.

L’ATTACCO - La rabbia e l’orgoglio: quella di Lavezzi, quella di Quagliarella (che ha sempre residui d’un pestone ma stringerà i denti per esserci), i due assi sistemati nella manica d’una partita da giocare per sé e per Donadoni, per dar concretezza al manifesto post-Siena affisso dal pocho nello spogliatoio del san Paolo, dopo il 2- 1 sul Siena: «Noi siamo con il mister al 100%». Roma-Napoli per Donadoni, mentre in­torno ci son le sagome di Mazzarri e Rossi, d’un rituale da evitare con un dribbling vecchia ma­niera. Calcio, amore e fantasia...

Corriere dello sport
 

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