Mazzarri a Pazienza: 'Io a 50 anni copro meglio gli spazi...' PDF Stampa E-mail
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News Napoli
Scritto da sasaform   
Venerdì 09 Ottobre 2009 12:53
Un metodico sul lavoro, un esigente, un motivato­re. Walter Mazzarri non ha perso tem­po nel suo primo giorno di allenamen­to ha già messo in chiaro il suo credo ai giocatori azzurri e pretende applica­zione, lavoro, lavoro e ancora lavoro. Ma si è proposto anche come un pa­dre per tutti, pronto ad ascoltare via cavo e 24 ore su 24 ogni calciatore. Magari potrà risultare maniaco nel­l’applicazione dei suoi metodi, ma lui è fatto così: prendere o lasciare. E di solito chi lo ha lasciato ha sempre dei rimpianti. Il presidente De Laurentiis ha presentato fugacemente il nuovo l’allenatore alla squadra prima di an­dare a pranzo. Poi tutti negli spoglia­toi dove sono avvenute le presentazio­ni ufficiali e il discorso di rito.

Il tecni­co toscano ha messo in chiaro subito la sua filosofia, il suo credo. Innanzi­tutto i giocatori hanno capito che do­vranno seguire attentamente le sue di­rettive: «Sono molto esigente e voglio vedere la rabbia in campo a me brucia la sconfitta e dovrà bruciare anche a voi. Quando proverete questa sensa­zione allora avrete capito come sono fatto». E’ un sanguigno e a volte alza i toni della voce, tanto da finire afono dopo gli allenamenti per non parlare delle partite di campionato. «Mi senti­rete urlare in campo - ha spiegato -. Ma io sono fatto così. Non lo faccio per fare scena, ho bisogno di parlare e farvi capire certi movimenti e quello che voglio vedere in campo». La sua «mission», tanto per usare un termi­ne tanto caro a De Laurentiis, sarà quello di svegliare dal torpore una squadra senza carattere e senza ani­ma. Così sarà pronto ad ascoltare ogni lamentela dei calciatori («i miei numeri di telefono sono a vostra di­sposizione ») e ogni esigenza: «Farò dei colloqui con tutti voi e cercherò di capire i vo­stri stati d’ani­mo. Per me tutti siete sul­lo stesso pia­no ». Sono un po’ i concetti ribaditi anche in conferenza stampa.

L’allenamento del pomerig­gio comincia con i primi rudimenti dei suoi metodi di lavoro, riconosciu­ti da tutti gli addetti ai lavori. L’appli­cazione dei movimenti senza palla è il suo «must» e ne va fiero. Nel campo, Mazzarri trova il suo habitat naturale e si trasforma: la quiete di Castelvoltu­rno viene spezzata dalle sue urla, che non sono rimbrotti ma il suo modo di spiegarsi ai calciatori. A seguire il pri­mo giorno di lavoro del tecnico tosca­no, tutto lo staff dirigenziale: De Lau­rentiis padre e figlio, il braccio destro della Filmauro Chiavelli e il nuovo diesse Riccardo Bigon. Si infila gli abi­ti di lavoro ed è pronta la sua lezione, con tanto di appunti, ai suoi allievi. Si parte con i movimenti difensivi e con le direttive cardine con i giocatori in coppia: Santacroce-Grava, Cannava­ro- Rinaudo e Contini-Aronica per la difesa a tre: «Comandiamo noi in cam­po e siamo noi che impostiamo il gio­co - ha ripetuto ai calciatori - faccia­mo correre gli altri così si stancano di più». Poi ai centrocampisti: «Mordia­mo le caviglie e accorciamo sempre». La sua ossessione è il movimento del corpo e i tempi di gioco che comincia­no dal rinvio del portiere. Ha mostra­to più volte il modo di aggredire «co­dificato », di fare pressing con un de­terminato movimento. Simpatico si­parietto con Pazienza: «Guarda, ho 50 anni, sono un morto, ma se mi muo­vo bene copro meglio lo spazio». Si concede due bottiglie d’acqua: la sali­vazione è azzerata. Lascia i giocatori per la fase atletica e poi riprende con i movimenti offensivi. Ancora acqua e poi anche l’immancabile sigaretta fu­mata dietro la porta. Il primo giorno di scuola, si sa, è duro per tutti.

Corriere del mezzogiorno
 

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