
Un metodico sul lavoro, un esigente, un motivatore. Walter Mazzarri non ha perso tempo nel suo primo giorno di allenamento ha già messo in chiaro il suo credo ai giocatori azzurri e pretende applicazione, lavoro, lavoro e ancora lavoro. Ma si è proposto anche come un padre per tutti, pronto ad ascoltare via cavo e 24 ore su 24 ogni calciatore. Magari potrà risultare maniaco nell’applicazione dei suoi metodi, ma lui è fatto così: prendere o lasciare. E di solito chi lo ha lasciato ha sempre dei rimpianti. Il presidente De Laurentiis ha presentato fugacemente il nuovo l’allenatore alla squadra prima di andare a pranzo. Poi tutti negli spogliatoi dove sono avvenute le presentazioni ufficiali e il discorso di rito.
Il tecnico toscano ha messo in chiaro subito la sua filosofia, il suo credo. Innanzitutto i giocatori hanno capito che dovranno seguire attentamente le sue direttive: «Sono molto esigente e voglio vedere la rabbia in campo a me brucia la sconfitta e dovrà bruciare anche a voi. Quando proverete questa sensazione allora avrete capito come sono fatto». E’ un sanguigno e a volte alza i toni della voce, tanto da finire afono dopo gli allenamenti per non parlare delle partite di campionato. «Mi sentirete urlare in campo - ha spiegato -. Ma io sono fatto così. Non lo faccio per fare scena, ho bisogno di parlare e farvi capire certi movimenti e quello che voglio vedere in campo». La sua «mission», tanto per usare un termine tanto caro a De Laurentiis, sarà quello di svegliare dal torpore una squadra senza carattere e senza anima. Così sarà pronto ad ascoltare ogni lamentela dei calciatori («i miei numeri di telefono sono a vostra disposizione ») e ogni esigenza: «Farò dei colloqui con tutti voi e cercherò di capire i vostri stati d’animo. Per me tutti siete sullo stesso piano ». Sono un po’ i concetti ribaditi anche in conferenza stampa.
L’allenamento del pomeriggio comincia con i primi rudimenti dei suoi metodi di lavoro, riconosciuti da tutti gli addetti ai lavori. L’applicazione dei movimenti senza palla è il suo «must» e ne va fiero. Nel campo, Mazzarri trova il suo habitat naturale e si trasforma: la quiete di Castelvolturno viene spezzata dalle sue urla, che non sono rimbrotti ma il suo modo di spiegarsi ai calciatori. A seguire il primo giorno di lavoro del tecnico toscano, tutto lo staff dirigenziale: De Laurentiis padre e figlio, il braccio destro della Filmauro Chiavelli e il nuovo diesse Riccardo Bigon. Si infila gli abiti di lavoro ed è pronta la sua lezione, con tanto di appunti, ai suoi allievi. Si parte con i movimenti difensivi e con le direttive cardine con i giocatori in coppia: Santacroce-Grava, Cannavaro- Rinaudo e Contini-Aronica per la difesa a tre: «Comandiamo noi in campo e siamo noi che impostiamo il gioco - ha ripetuto ai calciatori - facciamo correre gli altri così si stancano di più». Poi ai centrocampisti: «Mordiamo le caviglie e accorciamo sempre». La sua ossessione è il movimento del corpo e i tempi di gioco che cominciano dal rinvio del portiere. Ha mostrato più volte il modo di aggredire «codificato », di fare pressing con un determinato movimento. Simpatico siparietto con Pazienza: «Guarda, ho 50 anni, sono un morto, ma se mi muovo bene copro meglio lo spazio». Si concede due bottiglie d’acqua: la salivazione è azzerata. Lascia i giocatori per la fase atletica e poi riprende con i movimenti offensivi. Ancora acqua e poi anche l’immancabile sigaretta fumata dietro la porta. Il primo giorno di scuola, si sa, è duro per tutti.