Cittadella San Paolo, il “nuovo” stadio tra ristoranti, bar e area shopping PDF Stampa E-mail
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News Napoli
Scritto da michael scofield   
Giovedì 15 Ottobre 2009 23:18

Il patron De Laurentiis pensa al project financing.
Chi ha speso in ventisei mesi centoventisei milioni per l'acqui­sto di giocatori è un imprenditore che ha lavorato molto in prospettiva: ha ri­dato dignità ad un club precipitato molto in basso, ha ricostruito squadra, società e ha creato attorno al Napoli, quarto bacino di utenza in Italia, un gi­ro di affari che un'azienda che si rispet­ti deve avere. Ad Aurelio De Laurentiis finora è mancato un tassello nel busi­ness- Napoli, probabilmente perchè la decisione non era di sua esclusiva com­petenza: lo stadio San Paolo, un mo­stro di cemento abbandonato al degra­do e privo di qualsiasi funzionalità, è l'impianto sportivo più brutto d'Italia, dove il terzo anello è chiuso da anni e l'agibilità è consentita di volta in vol­ta, al minimo delle condizioni.
Pa­tron Aurelio ha ben studiato la legge Crimi - passata alla Camera e in attesa di approvazione in Senato - che di fat­to accelera la costruzione degli stadi e ai suoi architetti ha già commissiona­to un progetto per la (ri)costruzione del San Paolo. Non avendo la gestione completa della struttura, si è relaziona­to con il Comune di Napoli e le volon­tà, per ora, sembrano convergere nella stessa direzione. «Voglio un San Paolo nuovo, una struttura moderna e al­l'avanguardia », dice De Laurentiis dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno. Un San Paolo nel San Paolo, che pe­rò sarebbe riduttivo identificare nel campo da gioco, magari con la sola esclusione della pista di atletica, gli spalti nuovi, le tribunette e un manto erboso da far invidia all'Inghilterra. Perchè De Laurentiis di mestiere fa l'imprenditore e dieci anni fa già parla­va di stadio virtuale, termine che oggi è addirittura abusato. Dal virtuale al re­ale il passo è breve, assicura il presi­dente. «Soprattutto se partiamo dal presupposto che allo stadio devono an­dare i bambini e le famiglie. Se ci abitu­iamo all'idea che lo stadio ha soltanto come funzione occasionale quella del­le partite di calcio e che invece vive, pulsa, sette giorni su sette, ventiquat­tro ore su ventiquattro di attività colla­terali, riuscimao realmente a guardare avanti». Ristoranti, bar, area shop­ping e un albergo. Così l'im­prenditore De Laurentiis guarda al San Paolo.
Un business che garantisca am­mortamento degli investimenti nell'ar­co di un decennio. «Operazione non facilissima - sottolinea il patron - che deve tener conto di una serie di varia­bili, che attengono sì alla redditività dell'operazione, ma alla crisi economi­ca, ai decreti attuativi delle diverse leg­gi. Al completamento di tutte le auto­rizzazioni possibili da parte di sovrin­tendenze e altri organi». La concerta­zione con il Comune di Napoli è fonda­mentale. Per ora, carta bianca. Alme­no così pare. De Laurentiis può abbat­tere e ricostruire il San Paolo, può a avere a disposizione quasi centomila metri quadri, sapendo di dover tener conto che quarantasettemila andran­no «riservati» alla mobilità e ai par­cheggi. Il Comune «concede» aree vici­ne allo stadio - per lo più nella zona di piazzale Tecchio - per un progetto mai realizzato prima da alcun privato. «So­no un imprenditore - aggiunge il pre­sidente - e voglio lasciare la mia im­pronta a Napoli anche realizzando la città dello sport. Ma non aprirò i can­tieri senza che sia tutto completamen­te approvato e garantito, senza che non abbia studiato le variabili attorno al progetto». Allora, la burocrazia ral­lenterà tutto? «Il mio impegno di im­prenditore c'è. Ma dovremo preoccu­parci, in concomitanza con l'abbatti­mento del vecchio stadio e l'apertura dei cantieri nella zona, di trovare un'area dove si possa costruire uno stadio prefabbricato che temporanea­mente ospiti le partite. Se i tempi so­no quelli di tre, quattro anni, mi augu­ro che siano gare europee». Il Comune dovrà fare uno sforzo e troverà l'area. Il project financing di De Laurentiis è vincente già sulla carta. L'occasione non va sprecata.

Fonte.napolisoccer.net

 

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