
Il giorno dopo è il più brutto. È sempre così, è logico: perché a caldo magari ridi e scherzi mascherando l'amarezza, ma poi a freddo tutta la rabbia e le lacrime salgono su ribollendo dentro. Non è un dramma umano , perché è semplicemente calcio, ma è pur sempre la delusione più grande per un giocatore.
Per Ezequiel Lavezzi: «Ho sognato questo Mondiale ogni giorno della mia vita». E sul traguardo Diego - proprio lui: Diego Maradona - ha passato il testimone a Martin Palermo. Il Loco del Boca che ha fatto impazzire il ct sia da tifoso della Bombonera sia nel diluvio del Monumental con il Perù: Martin fa gol al 93', salva la panchina di Maradona e la qualificazione al Mondiale, e il Pibe non dimentica: «È stato un miracolo di San Palermo». Non di San Pocho. Tutto chiaro, no?
La comprensione Sembra proprio di sì. Ma se il concetto non fosse chiaro, arrivano anche le dichiarazioni di Maradona. Che sull'esclusione di Lavezzi è stato incalzato dai giornalisti argentini, convinti che fosse proprio questa la notizia più intrigante della cosiddetta «lista della polemica». Con i casi Cambiasso e Zanetti già archiviati, è il Pocho il grande quesito: «Mi spiace. Mi spiace molto per lui. E mi spiace per tutti quelli che alla fine non sono stati convocati - ha detto il Diego -. Tra l'altro, capisco perfettamente il suo stato d'animo: anche io ero arrabbiato con Menotti per avermi lasciato fuori dal Mondiale del 1978». Ma una telefonatina? Una spiegazione, un saluto, un abbraccio telefonico? «No, no. Non ho chiamato né Lavezzi né gli altri: sono consapevole che sarei andato incontro a una serie di insulti...». Ci scherza su. E poi chiude l'argomento: «Ora basta. Perché il nostro Mondiale è già cominciato».
Riserva a casa È così, che va la vita. È la dura legge del gol: 133, sono quelli realizzati in questa stagione da Aguero, Messi, Milito, Higuain, Tevez e Palermo. Tutti insieme, ovviamente. «Beh, sono dispiaciuto, certo, ma già il giorno prima delle convocazioni definitive avevo capito che avrei guardato il Mondiale alla tele», ha detto Lavezzi. Televisore, sciarpa, anzi camiseta della Seleccion, e un bel gruppetto di amici e familiari: come un tifoso qualunque, a meno che non accada l'imponderabile ed Ezequiel sia richiamato d'urgenza in Sudafrica. Lui, infatti, è tra le cosiddette riserve a casa: ovvero è sistemato sulla panchina virtuale della Nazionale, pronto a subentrare in caso di infortuni o accidenti qualsiasi natura (Nicolas Navarro fu convocato d'urgenza ai Giochi di Pechino direttamente dal divano di casa).
Europa azzurra La speranza, insomma, è sempre l'ultima ad abbandonare i vivi. Ma Lavezzi, però, non può certo recitare da jettatore. Uno come lui, uomo squadra, non può che commentare così: «Andrò a festeggiare al Monumento la vittoria della Nazionale». Ovvero a La Bandera, l'omaggio granitico alla bandiera argentina dove il popolo di Rosario, la sua città, celebra i trionfi. E allora, il Napoli. Il suo mondo dorato, non c'è che dire: «Tornare in Argentina? No, non è possibile: credo che se in questo momento volessi lasciare il Napoli, la gente mi ammazzerebbe!».
Risata. «Le cose vanno bene, sono felice a Napoli e ho anche rinnovato il contratto. Credo di restare almeno un altro paio di anni in azzurro». Tango e tarantella, per le orecchie del popolo napoletano. E non solo: dopo aver appreso dell'esclusione, Lavezzi si è già messo in contatto con i dirigenti e con il preparatore atletico, Pondrelli, in modo da farsi spedire il programma di allenamento personalizzato. Come tutti gli altri compagni che non andranno al Mondiale. Ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ma San Palermo ha fatto il miracolo.
Fonte:ilmattino.it
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