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L'autorevole giornalista, Italo Cucci ha analizzato su "Il Roma" il brutto momento che vive il club azzurro. "Ci mancava giusto una lezione del Bologna, spesso padrone del campo, per aprire ufficialmente la crisi del Napoli. E invece Navarro ha salvato il risultato con un'ottima prestazione dopo essere stato indotto da una difesa ridicola (e da un mani rossoblù) a incassare un gol alla Ridolini segue dalla prima firmato dall'implacabile Di Vaio. Fino al gol strepitoso di Maggio, al 19', nato da una felice combinazione argentina Lavezzi-Denis, il Napoli era parso nella forma migliore, finalmente meritevole dell'applauso del San Paolo. Ma è bastato il gol rossoblù per riportare in evidenza il peggior Napoli della stagione, il riassunto esemplare di tante sconfitte e di un gioco incerto, rappezzato, discontinuo e debole. Dopo, sempre più protagonista la folla del San Paolo che, esemplare per sportività e tenerezza nel ricordo di Giacomino Bulgarelli, è stato implacabile nel condannare la prova balbettante degli azzurri, piena di pause e slanci velleitari, anche se vorrà pur dir qualcosa il fatto che il migliore in campo sia risultato Antonioli, autore di parate degne delle sue stagioni-scudetto al Milan e alla Roma. Nel primo quarto d'ora aveva offerto buona impressione anche l'esordiente Datolo, se non altro perché capace di passaggi secchi, precisi, rasoterra, quel che manca alla manovra napoletana tuttora fatta di lanci lunghi e imprecisi, di suggerimenti mai logici, come se l'antica armonia avesse dato luogo a un'assurda anarchia. Dalla mezzora del primo tempo a buona parte della ripresa il Napoli è stato un fantasma, il Bologna un ricordo non pallido del "Paradiso di Bulgarelli", non tanto per propria virtù quanto per sollecitazione di avversari inconsitenti, capaci di arrivare al tiro e alle prese magiche di Antonioli quasi mai coralmente ma per intenzione personale. Il deserto del centrocampo prodotto dal classico schema di Reja non supportato da un Blasi e debilitato da una difesa spesso disattenta e vittima della prestanza avversaria (basta rivedersi certe esibizioni del combattente Mudingayi come l'eccellente regìa di Volpi e l'aggressività di Bombardini) è stato poi vivacizzato dal cambio tattico già esibito a Torino e a Palermo, quel 4-2-3-1 che arriva sempre in ritardo, quando la squadra non è più brillante e razionale ma va allo sbaraglio per voglia di vincere a anche per spegnere la rabbia dei tifosi, più severi che mai. Alla fine, nonostante Antonioli sia buon testimone di un'insistita ricerca del successo, il Napoli deve paradossalmente esser soddisfatto di aver strappato un punto al Bologna la cui rinascita è senza dubbio merito di Mihailovic, capace di far diventare squadra una compagnia malassortita di pedatori in cerca di redenzione. Volevano onorare Bulgarelli, i rossoblù, e ci sono riusciti con modestia e determinazione, ostentando un regista come Volpi e un attaccante nato come Di Vaio sui quali costruire la salvezza. A questo punto, il Napoli, pur evitando la crisi, propone la necessità di approfondire la sua misteriosa impotenza che rischia di contagiare i supervolonterosi come Lavezzi, Gargano e Maggio: non è fisica, perché a fine partita c'era nelle gambe degli azzurri più forza che alla mezz'ora; non è psicologica, perché fra una pausa e l'altra non sono stati rari gli slanci audaci; sembra - è duro affermarlo - che all'improvviso sia andata perduta l'identità di squadra, la solidarietà di un gruppo capace di condurre in porto tre stagioni favolose, la capacità dei rincalzi di subentrare con la massima efficienza. Vien voglia di dire ch'è tutto da rifare. Come? Lo sa solo Reja, il quale sbaglia a caricarsi di tutte le colpe. Qualcuno, prima o poi, potrebbe credergli".
fonte: tuttonapoli
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