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TONI KROOS, IL WUNDER KIND CHE SOMIGLIA A RIQUELME
Toni Kroos nasce il 4 Gennaio 1990 a Greifswald, cittadina all'epoca sotto gli ultimi mesi della Germania Est, e che oggi fa parte del Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore: possiamo dunque definirlo curiosamente come il primo campioncino nato nella Germania Unificata.
Abile negli inserimenti in zona gol, intelligente tatticamente, decisivo sottoporta: un dribbling più concreto che spettacolare, Kroos è tatticamente impiegabile come trequartista (il suo ruolo naturale), esterno, seconda punta, centrocampista centrale. Non disdegna le coperture difensive, lancia i compagni con scioltezza ed altruismo particolari per un ragazzo della sua età: tutto ciò deriva dalla enorme personalità di cui è dotato.
Il piccolo Toni inizia all'età di 7 anni a muovere i primi passi nel Greifswalder SC, club calcistico della sua cittadina. E' il 2002 quando Toni, dopo esser risultato tra i migliori in diversi tornei nazionali per "pulcini", viene notato dagli osservatori dell'Hansa Rostock, che, decide di tesserarlo per le proprie giovanili. E' qui che Kroos viene schierato in quello che rimarrà fino all'esordio professionistico il suo ruolo: il regista di centrocampo, talvolta davanti alla difesa, altre dietro le punte. Ben presto il suo nome inizia a circolare per tutto il paese: mette a segno 6 gol in 8 partite nella Nazionale Under16, addirittura 18 gol in 36 partite con l'Under17. Inutile dire che dietro il giovanissimo talento si forma una lunga fila di pretendenti: Chelsea, Schalke 04, Werder Brema e Bayern Monaco; nell’estate del 2006, è proprio il Bayern ad assicurarsi le prestazioni di Kroos. La carriera di Toni con il WunderTeam Under17, continua ad essere impressionante: ai mondiali coreani Kroos è ancora una volta protagonista: 5 gol in 7 partite, scarpa di bronzo come terzo miglior marcatore del torneo e soprattutto il Pallone d'Oro come MVP della manifestazione, beffando, tra gli altri, la stella del Barcellona Bojan Krkic. Al Bayern non aspettavano di certo altro: così, dopo poche settimane di inserimento nella squadra Amatori (7 presenze e 1 gol), il ragazzino prodigio viene lanciato nella mischia divenendo così il più giovane esordiente della storia del Bayern. E' il 26 settembre, e nei 18 minuti dei Bayern-Energie Cottbus in cui viene impiegato, Toni sforna due precisissimi assist per Miroslav Klose, che prontamente realizza: la partita finisce 5-0, ma finisce in secondo piano di fronte all'entusiasmo dei tifosi dell'Allianz Arena, in quello che può essere ricordato forse come il più clamoroso esordio professionistico di un minorenne nel calcio degli ultimi anni. Bastano altri 9 minuti di grande scuola, contro la Stella Rossa Belgrado in Coppa Uefa, e Toni Kroos va anche in gol, oltre ad uno splendido assist per il solito Klose.
A differenza del “prototipo” di rifinitore tedesco, come ad esempio Matthaus, o, storia recente, Michael Ballack, Kross è meno dotato fisicamente: 181 cm di altezza distribuiti in un fisico normolineo, uno dei punti deboli di Kroos è il colpo di testa (in cui, invece, Ballack eccelle). Ma tecnicamente è indiscutibile: le movenze raffinate e il tocco felpato ricordano da vicino, a detta di molti talent scout e “addetti ai lavori”, il campione argentino Juan Roman Riquelme. Del fantasista di San Fernando, il numero 39 bavarese ha certamente l'eleganza (pur non raggiungendo ancora, ovviamente, i suoi livelli), i piedi dolci (anche se il suo piede preferito è il destro), la straordinaria capacità nel calciare le punizioni (ha un tiro più violento rispetto a Riquelme) e soprattutto la vocazione all'assist. Di sicuro, rispetto al trequartista argentino, il quale è piuttosto “macchinoso” nei movimenti, prevale sul piano agonistico, poiché possiede una discreta rapidità di movimento. "La maglia numero 10 è conservata per lui, per i prossimi 15 anni" ha confessato Uli Hoeness, dirigente della squadra bavarese e “padre putativo” di Kroos; così, il predestinato Toni in dicembre ha firmato il rinnovo di contratto fino al 2012. La sensazione è di trovarsi di fronte ad una stella del calcio internazionale, e c’è da giurare che nel giro di pochissimi anni diverrà un pilastro insostituibile della nazionale tedesca.
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