
Alla luce dell'ultima e inaspettata notizia in casa Napoli, inizio questo mio discorso dicendo che Donadoni, fino alla sua esperienza in Nazionale, era un allenatore che ammiravo perchè praticava un calcio allo stesso tempo pratico e godibile. Il suo Livorno, che certo non era una corazzata, eccezion fatta per un paio di eccellenti giocatori, tra i quali Cristiano Lucarelli, s'era piazzato a ridosso delle primissime, fino alla sua decisione di abbandonare per via delle divergenze con il presidente Spinelli, certamente non un tipo "tranquillo". Ovviamente, la sua chiamata in nazionale, più che per meriti propri, è arrivata grazie ad alcune simpatie con alcuni componenti dello staff azzurro, ma di questo è inutile parlare in questa sede. In nazionale porta avanti il suo credo tattico, il 433, fino alle prime batoste; dopo i primi risultati negativi, infatti, donadoni ha iniziato ad avere paura fino a iniziare ad adottare schieramenti "camuffati", più volti a non prenderle che a darle, come si suol dire, e i risultati sono stati comunque sotto gli occhi di tutti: l'Italia si è qualificata agli Europei con una giornata d'anticipo, risultato di non poco conto, tenendo presente l'affetto che noi italiani nutriamo per le statistiche. Tuttavia, l'esperienza europea ci ha restituito un'immagine timorosa di Roberto Donadoni alla luce del duro colpo inflitto dall'Olanda. Nella seguente prestazione, però, il mister ha dimostrato che dopo una batosta ci si può rialzare, soprattutto rivedendo alcune scelte non proprio felici, e il recupero psicologico della squadra è stato evidente nella partita contro gli eterni rivali francesi, contro i quali i giocatori hanno messo in campo tutta la grinta che è propria dell'attuale neo-ct del Napoli, grinta che ha sempre mostrato dapprima in campo quando lottava e inventava sulla fascia destra, e poi nella sua breve esperienza da allenatore. Con la Spagna tutti sappiamo che ha adottato un modulo semi-catenacciaro, ma quella Spagna era davvero fortissima, e noi in fondo siamo usciti solo ai rigori, e ci tengo a sottolineare che siamo l'unica squadra a non aver ceduto alle furie rosse nell'arco dei 90 minuti+supplementari. Va detto che la sua gestione non è stata certo facile, circondato dagli spettri del campione del mondo Lippi, e dalla necessità di portare con se alcuni senatori, che si è tramuta nell'incapacità di dare un taglio radicale lasciando fuori chi, dopo l'esperienza mondiale, si è sentito sazio e non è stato assolutamente all'altezza della precedente vincente kermesse.
Va detto che anche Lippi, ai mondiali, non ha mai praticato un calcio offensivo, ma un calcio soprattutto accorto, come dimostrano i risultati ottenuti.
Passando al capitolo Napoli, credo fermamente che l'esonero di Reja sia stato deciso dal presidente in persona. Già altre volte, infatti, è stato chiaro che solo Marino è riuscito a "salvare" la panchina del mister grazie alla sua mediazione, probabilmente perchè aveva trovato nell'allenatore goriziano un'ottima vittima-complice dei suoi acquisti non sempre all'altezza. Certamente Donadoni praticherà un calcio più offensivo rispetto a quello di Reja, e il suo ingaggio servirà soprattutto da stimolo per tutti i calciatori, alcuni dei quali da tempo avevano iniziato a remare contro Reja, per dimostrare di essere da Napoli sia in questo ultimo scorcio di campionato, ma soprattutto in vista della prossima stagione.
A Reja, ed io sono stato uno dei suoi più accesi critici, vanno tutti i nostri ringraziamenti per aver riportato il Napoli, qualunque siano stati i mezzi utilizzati, nel calcio che conta; ma soprattutto perchè si è fatto UNICO portavoce di una squadra e di una società in questi ultimi burrascosi mesi, lui che in realtà è stato solo il terminale di una serie di errori che sono stati commessi a monte, e che hanno portato all'epilogo del suo esonero, da molti auspicato, ma che in realtà nessuno si sarebbe aspettato prima dell'inizio della prossima stagione.
Ragazzi, si ricomincia, sperando di ripartire col piede giusto già dalla trasferta di Reggio.