|
|
Lo zoom di NoiTifiamoNapoli
|
|
Scritto da michael scofield
|
|
Giovedì 24 Giugno 2010 21:01 |

La fuga nei meandri dell'Ellis Park di Johannesburg al triplice fischio dell'arbitro Webb è l'emblema del suo Mondiale. Marcello Lippi affonda con la sua Nazionale. Per l'Italia termina un Mondiale triste, grigio che non ha entusiasmato nessuno e che ha fatto toccare il punto più basso dal '76 ad oggi. Molto è stato detto, molto si dirà: questa Italia è partita tra qualche polemica e molti interrogativi. Un'Italia piena di equivoci di fondo, con una spina dorsale tutt'altro che stabile: Buffon ha abbandonato anzitempo la rassegna, Cannavaro si è nuovamente dimostrato un fossile, Pirlo è riuscito ad assaggiare il prato sudafricano solo negli ultimi venti minuti di Slovacchia-Italia, Gilardino non ha mai visto la porta. Ma non solo: l'inamovibilità di un Iaquinta che ha abitato l'infermeria juventina per ben sette mesi, il suicidio tattico di Marchisio (schierato 'alla Perrotta', quando però Perrotta è ancora vivo, vegeto e arruolabile, ma in pantofole davanti alla tv), l'impalpabilità di Di Natale, le sofferenze di Zambrotta, l'inutilità di Gattuso, il fiato corto di De Rossi e l'indecente senso tattico di Camoranesi hanno fatto il resto. Eliminazione meritata, lo dicono i numeri e lo conferma il campo. Ma partiamo dall'inizio. Al Sestriere Marcello Lippi arriva con un gruppo pieno di sè con i testa i senatori del 2006, che rimanda bruscamente le poche critiche serie al mittente, tacciando tutti di essere prevenuti e promettendo un Mondiale memorabile. Lo stesso Lippi risponde acidamente alle richieste di lumi su convocazioni ed esclusioni eccellenti. Zitti tutti, il Mondiale del 2006 l'ho vinto io...sembra dire il tecnico viareggino. La sua testardaggine non ha pagato, ma anzi ha finito col mandare in archivio il trionfo del 2006. "Mi assumo tutte le responsabilità" ha detto nel dopogara, ma sarebbe troppo facile accomiatare Lippi rendendogli l'onore delle armi. Al di là delle responsabilità di facciata, Lippi è l'artefice di un fallimento senza precedenti, sia nella forma (l'Italia ha affrontato Paraguay, Nuova Zelanda e Slovacchia, giocando delle gare indecenti) che nella sostanza (due pareggi ed una sconfitta), senza riuscire mai a squarciare il buio in cui era piombata la "Sua Nazionale" dall'inizio della competizione mondiale. Ma l'ex allenatore di Juventus ed Inter si è reso protagonista della mancata crescita di un intero movimento calcistico, trascurando ragazzi validi come Bonucci e Bocchetti, per saldare un debito di riconoscenza che non vale il valore del mondiale sudafricano. "Non mi sembra di aver lasciato a casa dei campioni" è stato lo slogan di Lippi alle furenti critiche del dopo Nuova Zelanda: lasciando perdere le esclusioni di Balotelli, Cassano e Perrotta su tutti, il ct ha colpevolmente ignorato la sua panchina, insistendo in esperimenti stupidi e assolutamente non redditizi. L'esclusione sistematica di Quagliarella, Maggio, Pazzini e Palombo grida vendetta. I due sampdoriani sono stati tra i migliori giocatori italiani del campionato, ma uno ha visto il campo per una manciata di minuti, l'altro sembra che non sia sceso neanche dall'aereo. Discorso simile a quello di Palombo poteva essere fatto per i due napoletani. In preda alla disperazione, Lippi li ha lanciati nell'intervallo di Slovacchia-Italia, ebbene i due ragazzi sono risultati i migliori in campo. Maggio che, per quanto dicano gli "esperti", non sa difendere ha giocato una gara ottima sia in fase difensiva (da ricordare il recupero miracoloso sul folletto slovacco Stoch, uno che tornerà nell'anonimato a partire dall'11 luglio, ma che ha messo in ginocchio "sua altezza" Cannavaro e Zambrotta per 45 minuti) che in fase offensiva, mentre Quagliarella, tenuto in naftalina per due gare e mezzo, nonostante la moria delle "vacche da gol", è riuscito a mettere a segno 2 goal e mezzo (di cui solo uno regolare, ma di spledida fattura), a propiziare il goal di Di Natale e a regalare all'Italia la speranza di passare un turno, tutt'altro che impossibile all'alba del Mondiale. Da dopodomani, orientativamente, Marcello Lippi non sarà più il ct della Nazionale Italiana. Al suo posto arriverà Cesare Prandelli, e con lui una probabile ventata di freschezza. Insieme a Lippi andranno via i suoi "amici". I senatori del 2006, quelli a cui il viareggino ha regalato una passerella immeritata e deleteria, vista il risultato. L'immagine che resterà nelle menti di tutti è quella di un Quagliarella affranto, che piange inginocchiato sul prato dell'Ellis Park. Gli è stato vietato il Mondiale, un Mondiale che poteva essere suo e nel quale poteva ricalcare le gesta di un Paolo Rossi o un Salvatore Schillaci. Sembrano le lacrime di Cassano all'Europeo portoghese di sei anni fa, anche lì si uscì male, anche lì uno scugnizzo pianse di rabbia. La prossima Nazionale riparta da queste lacrime e abbia i suoi pilastri in Quagliarella e Cassano, ma soprattutto valorizzi chi merita.
Vincenzo Di Vaio
|
|
|
|
|
|