La lezione di Diego PDF Stampa E-mail
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Lo zoom di NoiTifiamoNapoli
Scritto da thern   
Domenica 04 Luglio 2010 22:19


Nella gara dei corsi e ricorsi storici, è proprio uno di questi a punire l'Argentina di Diego Maradona. Come venti anni fa, l'ex numero dieci di Selecciòn e Napoli è punito dalla Germania. Non è più l'Olimpico di Roma a segnare la caduta di Diego: questa è il Green Point Stadium di Città del Capo a fare da sfondo alle lacrime di Maradona, colpito al cuore da quattro coltellate a firma di Mueller, Friedrich e Klose (2).
Le polemiche che accompagnano e accompagneranno l'eliminazione dell'Argentina non mancheranno. Torneranno a parlare quegli stessi giornalisti, opinionisti e figuranti, che Diego aveva invito a dedicarsi ad altre "arti orali" al termine di Argentina-Perù, che valse la qualificazione al mondiale sudafricano all'albiceleste.
Diego ha delle responsabilità precise nella disfatta di sabato, ma sarebbe ingeneroso fare di lui un capro espiatorio, visti i complimenti piovutigli addosso dopo lo score di quattro vittorie in altrettante gare. Complimenti che il ct dell'Argentina ha meritato: è stato il ventiquattresimo giocatore della Selecciòn nella quale ha recitato il ruolo di capitano non giocatore, difendendo con forza i suoi ragazzi, ma soprattutto motivandoli minuto dopo minuto, trasmettendo loro l'orgoglio e l'importanza di difendere i colori argentini, come quando nello spogliatoio c'erano Burruchaga e Caniggia.
Non sarà stato un abile stratega, basti pensare all'ostinazione di tenere in campo un Otamendi in balia degli avanti tedeschi o un Maxi Rodriguez non proprio in giornata sì, ma il lavoro quasi annuale di Maradona ha posto una base importante per il futuro calcistico argentino: una Nazionale che da anni si divideva tra faide interne, si è magicamente compattata attorno al Pibe, figura paterna, ma soprattutto mito impareggiabile, per tutti i calciatori che hanno vestito la maglia dell'Argentina dall'avvento di Maradona fino alla sconfitta di sabato.
Il fatto che, sull'aereo diretto ad Ezeiza, Heinze e qualche altro suo compagno abbiano chiesto all'ex capitano del Napoli di restare sulla panchina più importante del SudAmerica è un segnale forte, che tutti speriamo sia raccolto dal più grande calciatore della storia.
Passa in secondo piano l'opera di ringiovanimento che Diego ha portato avanti: ringiovanimento non inteso solo come abbassamento dell'età, ma relativo anche alle motivazioni. I "vecchi" valori di Diego si sono fusi con la voglia di sognare dei suoi ragazzi, motivati a fare bene fin dal primo minuto del mondiale. Il caso Riquelme spicca su tutti: chi non ha dimostrato di voler spendere fino all'ultima goccia di sudore per la maglia albiceleste è stato, meritatamente, lasciato a casa. Ma adesso è l'ora della riflessione: a differenza di qualche suo illustre collega, Maradona è uscito a testa alta da Sudafrica 2010, presentandosi in conferenza stampa con le lacrime agli occhi ed il cuore a pezzi, ma sbandierando il suo grande orgoglio, assolutamente illeso dopo i quattro goal della Germania. Nel ventre del Green Point Stadium ha difeso e ringraziato i suoi ragazzi, pregando la Federazione Argentina di continuare il percorso da lui cominciato, percorso che vede come meta la valorizzazione di tutti i talenti argentini.
Il mondiale sudafricano perde il suo unico campione, il suo unico istrione, l'unica persona che è riuscita a tenere alta l'attenzione su una Coppa del Mondo asfittica. Da oggi, nulla sarà più lo stesso in Sudafrica.
E' paradossale il fatto che Diego abbia vinto il suo personale mondiale pur non essendo riuscito a coronare il suo sogno di diventare campione del mondo per la seconda volta nella sua vita: questa è la lezione più grande che il piccolo uomo di Lanùs avrebbe potuto mai impartire.
 

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