
E' proprio il caso di dirlo: quando gioca il Napoli
si ferma il tempo. Gare interminabili, la sofferenza e la speranza vanno a braccetto per tutto l'arco delle gare, poco importa se al San Paolo o in campo nemico, in Italia o in Europa. Sampdoria, Steaua, Cagliari, Palermo hanno assaggiato nei secondi finali cosa significa indossare la maglia azzurra e avere alle spalle un pubblico che pretende e merita un atteggiamento aggressivo e coraggioso fino alla fine. E la lista delle squadre uscite amareggiate dagli scontri col Napoli si allarga se consideriamo le rimonte operate dal Napoli dopo aver subito uno o più schiaffi, vedi Utrecht, o Cesena, per fare qualche esempio. Una cosa è certa: è impensabile abbandonare lo stadio, spegnere tv o radio prima che l'arbitro decreti la fine della partita, quella vera, che si conclude col triplice fischio. Già perchè in questo strepitoso campionato dei partenopei, quando tutto sembra
finito, altro non è che l'
inizio di una nuova incontenibile gioia, un'emozione che il Napoli ti regala oggi e ti toglie la settimana prossima per dartene una ancora maggiore. Anche Genoa-Napoli, gara sbloccata da Hamsik dopo
soli venticinque minuti di gioco, è durata un'eternità. Oltre un minuto più del dovuto, un minuto di sofferenza, acuita anche dall'inferiorità numerica. Ma al triplice fischio un altro boato del popolo azzurro, una vittoria che mancava da tantissimo tempo e si aggiunge alla lunga lista dei
tabù sfatati da mister Mazzarri, che sta guidando magistralmente la truppa azzurra verso vette importanti. Un'altra esplosione di felicità iniziata al novantacinquesimo e si placherà soltanto mercoledì notte, quando gli azzurri, si spera, ci regaleranno un altro miracolo, magari, come consuetudine, sino all'ultimo respiro.