
Era l'alba del tramonto. Detta così sembra un gioco di parole, ma si era proprio all'inizio della fine. L'ultimo Napoli, pre-fallimento, degno di tal nome. In panchina c'era Gigi Simoni ed in campo tanta Napoli: Taglialatela, Esposito, Longo, Caccia. Ma c'era anche una nutrita colonia brasiliana: l'esperto Andrè Cruz, il funambolico Beto e il sempre sorridente Caio Ribeiro Decoussau.
Il ragazzo, all'epoca ventunenne, aveva di che sorridere: dopo aver vinto di tutto un pò col San Paolo ed aver incantato il Mondo in un Mondiale Under 20, arrivò in Italia, all'Inter di Moratti, insieme a Javier Zanetti e Sebastian Rambert. Dei tre sudamericani esplode il meno pubblicizzato, ovvero l'eterno Zanetti, mentre gli altri due collezioneranno più tribune che panchine, all'ombra della Madonnina.
Nell'estate del 1996, il riccioluto e sempre sorridente Caio, sbarca a Napoli per completare un reparto avanzato, almeno in partenza, di tutto rispetto, formato da: Aglietti (vincitore del campionato di serie C a Reggio Calabria), Caccia (14 centri l'anno prima a Piacenza), Di Napoli (giovane di belle speranze, prelevato anch'egli dall'Inter, proprio al posto di Rambert che sembrava destinato a vestire l'azzurro, che veniva da una positivissima stagione a Gualdo in serie C) e Carmelo Imbriani (nipote "d'arte"). Al suo arrivo, comunque, si sprecano le battute: "Vuoi vedere che Ferlaino l'ha preso per far coppia col suo pastore tedesco?" (per la cronaca, il cane si chiamava Tizio). E per un bel pò di tempo questa sembra l'unica giustificazione plausibile per il suo arrivo a Napoli.
Tutto sembra cambiare la notte del 17 novembre 1996: all'Olimpico di Roma, Lazio e Napoli si affrontano nel ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia. All'andata, i ragazzi di Simoni si erano imposti per 1-0 con un goal di Alfredo Aglietti, in apertura di partita. Il Napoli va sotto dopo venti minuti, è il solito Casiraghi (sempre indigesto agli azzurri) a segnare il goal che rimette in corsa la squadra di Zeman. Dopo otto minuti dal goal dell'ex centravanti della Nazionale, ecco l'evento che non t'aspetti: Caio, schierato al posto di Caccia, approfitta di una indecisione di Nesta e Chamot e punisce Marchegiani, segnando il goal dell'1-1, condannando la Lazio all'eliminazione dalla Coppa Italia e regalando al Napoli il passaggio alla semifinale, poi vinta contro l'Inter. Ma il goal di Roma è stato l'unico un attimo di sereno, nell'anonimo passaggio di Caio in maglia azzurra. Il campionato che, fino alla fine del girone d'andata, vedeva il Napoli come la vera sorpresa della stagione, registrò la caduta verticale degli azzurri che si salvarono solo a poche giornate dal termine, dopo aver perso Simoni esonerato da Ferlaino per essersi promesso all'Inter, ed essere rimasti con un pugno di mosche in mano con la sconfitta nella doppia finale di Coppa contro il Vicenza di Guidolin.

Al termine della stagione Caio andò via, lasciando Napoli senza rimpianti e senza farsi rimpiangere. L'Inter lo cedette nuovamente in Brasile, dove continuò a giocare su livelli modesti. Nel 2003, per il brasiliano si riaprono le porte dell'Europa: va all'Oberhausen (seconda divisione tedesca), ma anche lì fallisce miseramente e torna in Madrepatria, dove chiude la carriera, a soli trenta anni, con la maglia del Botafogo.
Successivamente si dà alla carriera di modello, dove fa sfoggio, a ragione, del suo proverbiale sorriso. Dal 2007 è commentatore calcistico per Radio Globo e Sport Tv.