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11 gennaio 2009: il Napoli batteva il Catania e allontanava i fantasmi della presunta crisi che si era presentata prima di Natale. Fantasmi che poi sono ritornati più agguerriti e spaventosi che mai, paralizzando letteralmente gambe e menti dei calciatori azzurri. Oggi, 19 aprile 2009, a distanza di oltre tre mesi, il Napoli è ancora ancorato (perdonate il gioco di parole) alla serie A grazie solo ed esclusivamente allo strepitoso inizio di campionato che ha portato tanti punti al Napoli, consentendo di assistere a questo drammatico, è il caso di dirlo, finale di stagione, senza avere timore di retrocedere. La classifica parla chiaro: il Napoli ad oggi è la quattordicesima forza (?) del campionato, con soli 2 punti di lunghezza sul Siena e 5 sul Chievo, un magro bottino, una situazione probabilmente inimmaginabile anche dai critici più accesi, che sbugiarda le tronfie dichiarazioni di inizio stagione del direttore generale Marino "puntiamo a migliorare la prestazione dello scorso anno". E' per migliorare che si è giunti al cambio in panchina avvenuto 5 partite or sono, auspicato dai più; ma l'arrivo di Donadoni ha portato una sola sostanziale novità, forse due: la prima è che da quel giorno ascoltiamo sempre più raramente le interviste di Marino: come recita un vecchio proverbio "chiacchiere e tabaccare 'e legno, 'o banco e Napule nun ne impegna", e il banco di Napoli, in questo caso la maggior parte dei tifosi azzurri, hanno smesso di far credito e soprattutto di credere alle parole del dg, colpevole di una campagna acquisti fallimentare; la seconda è che dal giorno di Reggina-Napoli, gara che segna il debutto dell'ex ct della nazionale azzurra, la panchina del Napoli si arricchisce di un nuovo elemento, il presidente De Laurentiis, ansioso di assistere alle prestazioni del "nuovo" (ma solo nelle speranze di tifosi e società) Napoli targato Donadoni: sono le stesse di sempre, infatti, le paure della squadra, vecchi sono anche i soliti errori di formazione e di gestione dei calciatori. Certo, si era osservato un leggero miglioramento sotto il profilo caratteriale nei primi tre incontri dell'era Donadoni, tre pareggi, è vero, ma giocando con tanta grinta, sfiorando il colpo anche contro il Milan, e dando battaglia fino all'ultimo, come dimostra la gara di Marassi contro una Samp in forma. Ma la gara casalinga contro l'Atalanta ha disseppellito gli zombie del passato: non è concepibile che una squadra in debito con il suo pubblico per la stagione incolore, si faccia dominare per oltre un'ora dall'Atalanta, non certo il Barcellona, senza fare mai nulla per provare a vincere. Il tabellino finale dei tiri in porta azzurri recita un copione quanto mai tragi-comico: 0 tiri in porta, roba da ridere, mica tanto, qua c'è da piangere anzi, se non altro perchè la gara con gli orobici è stato il preludio alla sciagura odierna, un Napoli che si presenta al Sant'Elia contro un Cagliari privo di 3 elementi fondamentali (ma che gioca quasi a memoria), anzi, che NON si presenta, dato che probabilmente quando dopo 4 minuti Jeda bucava il Napoli di testa, molti giocatori erano ancora con la mente a casa, o forse negli spogliatoi, o ancor più probabilmente in vacanza o in un'altra squadra. Il Napoli ha avuto ancora una volta il barbaro coraggio di concludere la prima frazione di gioco senza mai portare una serie offesa alla porta difesa da Marchetti. Nel secondo tempo si è intravista una reazione, frutto anche degli innesti, troppo tardivi come sempre, di Datolo e Russotto, giocatori che, a prescindere da fattori esogeni al rettangolo verde, che possono essere di tipo caratteriale, di scarsa applicazione, di ambientamento alla realtà italiana, quando sono stati impiegati hanno sempre dimostrato di meritare almeno qualche chance da titolare, dato che danno sicuramente qualcosa in piu rispetto ad altri calciatori che non meritano assolutamente questa maglia azzurra. Ma da cosa deriva questo girone di ritorno talmente disastroso da far diventare cristiani persino i tifosi non credenti, che pregano Dio che questo campionato finisca al più presto per osservare la presunta rivoluzione che traspare dalle dichiarazioni del presidente. La questione è da ricercare più in profondità, andando al di la della palese mancanza di un play-maker, di un bomber, di un portiere affidabile e di un difensore centrale affidabile (e mi fermo qui). A questa squadra infatti, manca innanzitutto un leader, un trascinatore, il calciatore che quando la squadra è in svantaggio incita i compagni a non mollare e a lottare fino all'ultimo, un trascinatore autentico, come poteva essere il Sosa dell'anno scorso. Lavezzi e Hamsik sono bravi, bravissimi, ma ragazzi, un po di personalità? Altro fattore è la mancanza di stimoli: come già detto precedentemente, quando scende il Napoli in campo, più che ad un match di serie A sembra di assistere ad un pic-nic, e questo non va assolutamente bene. Palese anche è la mancanza di alternative di gioco (semmai ci fosse una trama di gioco principale), e l'atteggiamento rinunciatario in campo che richiama alla mente dei poveri tifosi azzurri le peggiori gesta di stampo rejano. Cosi' non va, e mi rivolgo innanzitutto al presidente, al quale chiediamo un investimento "importante" in vista del prossimo campionato; mi rivolgo al direttore generale, al quale chiediamo molta meno presunzione e colpi degni da Napoli, ottimizzando le risorse che mette a disposizione il patron; a Donadoni, il quale non stravolge nulla per dare continuità al lavoro di Reja, ma quanto ci metterà a capire che questo modulo con questi uomini ormai non paga più? E soprattutto, maggiore fiducia a Russotto e Datolo; infine chiediamo ai calciatori di onorare la maglia azzurra, non per il campionato, che ormai non ha più nulla da dire, nè per la classifica, ma almeno per i tifosi, che non meritano tutto ciò. Non me ne voglia Eduardo, ma "adda passà a nuttata"..
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