Di Nigeria in Nigeria PDF Stampa E-mail
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Lo zoom di NoiTifiamoNapoli
Scritto da thern   
Martedì 08 Giugno 2010 15:01
Di Nigera in Nigeria. Sembrerà strano, ma la carriera di Diego Armando Maradona non è fatta solo di Napoli, Buenos Aires, Spagna eccetera.
Uno dei suoi snodi principali riguarda proprio la nazione dell'Africa detta "nera". Il 25 giugno 1994, l'Argentina battè la Nigera di Amunike e Amokachi per 2-1, con una doppietta del "figlio del vento" Claudio Caniggia. Al termine della gara, il capitano della selecciòn è sorteggiato per il controllo antidoping: prima di espletare tutte le faccende relative al controllo, Maradona è sorridente, stringe la mano alla bionda infermiera che lo accompagnerà nel ventre del Foxboro Stadium, dove si sottoporrà all'antidoping. Le ore che seguiranno quei sorrisi e quella comica passeggiata che vide Diego imboccare il tunnel degli spogliatoi, saranno terribili. Maradona, già punto con 14 mesi di squalifica 3 anni prima per la positività alla cocaina, è trovato positivo all'efedrina. L'Afa lo depenna subito dalla lista dei 23, non appena le controanalisi confermano la non negatività. La vita del pibe è colpita da un ciclone senza precedenti, la favola dell'Argentina ad Usa '94 termina agli ottavi di finale, ad opera della Romania di Hagi, mentre quella di Diego, "l'uomo che cadde e si rialzò", diventa un racconto drammatico, fatto di ritorni al calcio giocato, di nottate folli, di una parentesi da allenatore e dal triste ruolo di buffalo bill in molte trasmissioni televisive, anche italiane. Ma soprattutto è fatto di problemi di salute: all'alba del nuovo millennio Maradona si sente male mente si trova a Punta del Este, in Uruguay. Diego è a un passo dalla morte, ma si rialza, e corre a Cuba per curarsi. "Dio mi disse: Diego è ancora presto", raccontò Maradona qualche tempo dopo, quando la paura sembrava passata. Ma quattro anni e mezzo dopo, la storia tornò a ripetersi: un Maradona irriconoscibile ai soccorritori, è colpito da un infarto, e resta in terapia intensiva per sei lunghissimi giorni. La sua parabola umana, prima che sportiva, sembrava al capolinea, l'ex pibe de oro ormai era una montagna di grasso, schernito e preso come esempio da non imitare dai suoi antichi detrattori. Ma Diego Maradona è un uomo che alle tante cadute (dal fallo di Goicoetxea ai problemi di droga) ha sempre fatto corrispondere altrettante incredibili risalite. Nel febbraio 2006 si fa impiantare un bypass gastrico che gli consente di perdere oltre 50 kilogrammi e, dopo un nuovo ricovero per abuso di alcol e sigari, rimette piede a Napoli, in un San Paolo che straborda di entusiasmo e commozione, dopo 14 anni dalla fuga nel cuore della notte alle idi di aprile, rilanciando così la sua vita sportiva e non. Si dà allo showbiz, conducendo il programma "La noche del Diez" in Argentina, appoggia la causa dei paesi sudamericani contro gli Usa, insomma torna a far parlare di se, ma non più per i suoi guai.
In questi 16 anni che dividono i mondiali americani da quelli sudafricani, tanto è cambiato nella vita di Maradona. C'è addirittura il tempo per vedere Diego calarsi nei panni del c.t. della Nazionale Argentina, e anche qui non smette di fare notizia: tra scelte azzardate e partite perse malamente, Diego è sotto l'occhio dell'opnione pubblica mondiale, che lo ritiene indatto a guidare una nazionale così importante, e pronostica il fallimento argentino nella rincorsa alla rassegna più importante del calcio mondiale. Ma anche qui, alla caduta, corrisponde la risalita, anzi in questo caso si parla di "tuffo": al goal di Palermo che timbra, virtualmente, il passaporto della Selecciòn per i mondiali del 2010, Diego pensa bene di festeggiare planando di pancia sul prato zuppo d'acqua e lacrime, esternando, in sala stampa, la sua rabbia contro i moltissimi detrattori.
Tra 72 ore, Maradona tornerà di scena in un mondiale, e a conferma della forma circolare della vita, affronterà (questa volta da commissario tecnico) la Nigeria. Sarà la festa del calcio mondiale che ritrova il suo più grande artista dopo ben 14 anni. Sarà la festa di Diego, impettito e orgoglioso durante l'inno nazionale, tarantolato come pochi durante i 90 minuti, felice come nessuno in caso di vittoria. "Sogna che puoi...e potrai" è il leitmotiv del suo mondiale, è il grido di battaglia che ha consegnato ai suoi uomini. Sognare di vedere Diego alzare al cielo la Coppa del Mondo non è un'utopia, è solo la giusta ricompensa per il "pelusa", lo stesso che da bambino voleva giocare e vincere il mondiale, lo stesso che l'ha vinto a Città del Messico, lo stesso che l'ha visto sfuggire nell'ultima notte magica di Italia '90. Lo stesso che ha guadagnato sempre tutto sul campo. Il sogno è rivederlo felice come nell'86 o come nelle vittore all'ombra del Vesuvio. Vamos Diego!
 

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