Quagliarella non vale un fischio. PDF Stampa E-mail
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Lo zoom di NoiTifiamoNapoli
Scritto da michael scofield   
Lunedì 03 Gennaio 2011 20:20

Napoli-Juventus è sempre stata la partita delle partite per i tifosi partenopei.


I motivi dell'importanza data a questa contesa non sono solo calcistici. Molte volte si è fatto riferimento alla conquista da parte del Regno Sabaudo di quello che è stato il Regno più importante di tutto il Sud Europa che aveva in Napoli la sua capitale. Altre volte battere la Juve è stata vista come una parziale e gustosa rivincita contro le angherie subite dai nostri conterranei emigrati in Piemonte per trovare lavoro. Spesso, anzi nella maggior parte dei casi, la partita in questione è stata spesso fattore scatenante di discorsi da bar, sfottò tra amici, discussioni familiari, tra tifosi del Napoli e della Juve.
Nella storia calcistica è più volte accaduto che un idolo, o comunque un giocatore importante di una delle due squadre sia andato a giocare nell'altra. "El Cabezòn" Sivori, per quasi dieci anni alla corte di Madama, sbarcò all'ombra del Vesuvio scatenando l'irrefrenabile gioia dei tifosi del Napoli. E fu proprio un Napoli-Juventus finito in rissa, che decretò la fine della carriera dell'asso argentino. Dino Zoff e Josè Altafini fecero il percorso inverso: se per il portierone friulano il distacco fu meno amaro, viste anche le esigenze di bilancio (sic!), quello con l'italo-brasiliano divenne traumatico dopo un suo goal, proprio contro gli azzurri di Vinicio, che diede lo scudetto alla Juve e privò il Napoli della sua prima gioia tricolore.
Storia diversa, ma simile, l'ha avuta Fabio Cannavaro. Promesso sposo al Napoli dopo la gioia mundial del 2006, Fabio ha pensato bene di tornare nella Juve due anni fa, deludendo chi, come lo scrivente, aveva visto in lui, scugnizzo della Loggetta che aveva alzato al cielo di Piazza Plebiscito un Pallone d'Oro conquistato meritatamente, il capopopolo che avrebbe potuto guidare il Napoli nel suo ritorno all'interno dell'Olimpo del Calcio. Così non è stato, tra accuse e ripicche bipartisan, Cannavaro è tornato a Torino, non ha ricostituito la coppia difensiva del Parma di una decina di anni fa con suo fratello Paolo, e appena tornato a Napoli si è beccato un bel pò di fischi. Destino simile a quello di Ciro Ferrara, andato via da Napoli tra due ali di folla piangenti, ma, a dispetto delle sue dichiarazioni di addio, mai tornato a Napoli nè da calciatore nè da dirigente-allenatore (per quest'ultima opzione, con nostra buona pace visti i suoi risultati) e beccato sovente dai tifosi partenopei, nonostante la sua importante sponda per il ritorno di Maradona a Napoli dopo 13 anni.
Fabio e Ciro. "Non c'è due senza tre" direbbe un antico proverbio che c'azzecca sempre. E così è stato. Ai due si è aggiunto un altro Fabio che di cognome fa Quagliarella. Tra i tre "tradimenti", questo è stato sicuramente il più doloroso. C'è da fare una premessa: se per Ferrara il debito di riconoscenza per essere stato una colonna di quel Napoli strepitoso che fece razzie in Italia e in Europa si sommò alla ragione di una partenza obbligata per ragioni di bilancio e, quindi, rese meno amaro il distacco, e per Cannavaro (andato via da Napoli all'inizio della sua maturazione) c'erano stati solo e sempre proclami e promesse via mezzo stampa, per Quagliarella la situazione è stata molto, ma molto diversa.
Arrivato a Napoli, Quagliarella è riuscito a guadagnarsi la fiducia di tutti, anche di quelli meno portati ad amare il singolo giocatore. Sembrava la riedizione di quel Cristiano Lucarelli che si "tolse" il famoso miliardo per andare a giocare nella squadra del suo cuore che all'epoca era in B, traghettandola prima in A e poi in Coppa Uefa.
Baci alla maglia, baci alle curve...a distanza di mesi sarebbe opportuno dire "baci di Giuda". Dopo il Mondiale sudafricano qualcosa, che si era già irrimediabilmente incrinato dopo la sua espulsione in Napoli-Parma, si è spezzato. Tutti sapevano, tranne i tifosi napoletani. In ogni tv che parlasse di calcio, dalla fine del Mondiale, si è cominciato a parlare di un Quagliarella sul piede di partenza, di un Quagliarella in rotta col presidente e con lo spogliatoio (sudamericani in primis). Nessuno ha creduto a queste "voci", per meglio dire nessuno ha voluto credere ad una sua partenza. L'arrivo di Cavani aveva appena dato al Napoli uno degli attacchi più forti del dopo Maradona. No, non andrà via, Quagliarella resterà con noi, è un tifoso come noi.
La cruda realtà si è presentata all'alba di Elfsborg-Napoli, ritorno dei trentaduesimi di Coppa Uefa (concedetemi di chiamarla ancora così). Quagliarella va alla Juve, Quagliarella a fine gara va a parlare con i tifosi del Napoli giunti a Boras, Quagliarella si becca accuse pesanti. "Tu sei voluto andare via, hai messo zizzania" gli gridano. La dinamica della cessione resterà un mistero, ma quello che resta è la sua faccia sorridente alla presentazione con la sua nuova squadra. "Per me la Juventus è un punto d'arrivo", dice mentre mostra la sua nuova maglia. Dichiarazioni che cozzano maledettamente con quelle fatte all'alba del suo trasferimento in maglia azzurra: "Sono felicissimo, Napoli è sempre stata il mio sogno, ora che si avvera non sto nella pelle". Napoli ed i suoi tifosi hanno dovuto prendere atto, semmai ce ne fosse stato bisogno, dell'estinzione delle "bandiere", ma soprattutto di essere stati presi in giro. A Quagliarella non è bastato andare nella squadra più calcisticamente odiata a Napoli, ma dall'esilio torinese non ha perso occasione per lanciare amare frecciate alla sua ex squadra, al suo ex presidente, ma soprattutto ai suoi ex compagni. Una caduta di stile, che ha alimentato a far salire la tensione agonistica intorno a questa sfida. Walter Gargano che, nonostante la bassa statura è una delle colonne portanti dello spogliatoio azzurro, è stato l'unico tesserato del Napoli a parlare di Quagliarella, prendendo spunto dall'ennesima dichiarazione astiosa dell'ex azzurro: "Lui pensava che noi parlassimo male di lui. Non è vero, posso garantirlo. Credo piuttosto che da napoletano sia arrivato a Napoli credendo di poter essere subito il primo e non uno uguale agli altri. Forse si è sentito tradito anche un po' dalla gente perché non era il numero uno". Quagliarella era un tifoso di sè stesso, insomma. Altro che baci alla maglia!
Domenica al San Paolo ci sarà il tutto esaurito, molti saranno a Fuorigrotta per prendersi la propria rivincita contro il "traditore". Ma sbagliano. A Napoli sono stati fischiati tantissimi calciatori, fischi di paura come per Roberto Baggio, fischi di disprezzo nel caso di Paolo Rossi, fischi di rispetto come per Gullit e Van Basten. Fischi "meritati": quelli erano giocatori ed uomini di tutto rispetto.
Si sa che l'ironia napoletana è sublime e riuscirà a "sfottere" Quagliarella in tutti i modi possibili ed immaginabili (vedi foto), ma, secondo il mio modestissimo parere, i fischi che potrebbero fare più male a Quagliarella sarebbero quelli "silenziosi". Indifferenza totale per uno che si è autoproclamato capopopolo, ma è scappato via quando abbiamo avuto bisogno di avere uomini veri nel rettangolo di gioco. Il fiato dei fischi usiamolo per incitare gli azzurri e invece di recriminare contro Quagliarella cerchiamo di valorizzare l'attaccamento alla maglia, questo sì autentico, di gente come Gianluca Grava o Paolo Cannavaro. Sarebbe la lezione più grande che il nostro pubblico possa dare a Quagliarella e a chi di questa polemica ci fa inchiostro per riempire le pagine di giornale.

Vincenzo Di Vaio

 

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